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In una serata un po’ “friccicarella” a Roma, caput mundi, una ragazza di facili costumi confessa le scelte della sua vita, dettate non tanto dalla volontà quanto piuttosto dalla necessità. Scelte, fortunate o meno, che le impongono una lotta continua contro il pregiudizio e l’ipocrisia della gente sempre pronta a giudicare anche senza comprendere veramente e a costruire muri che impediscono la vera visione delle cose.
Ma talvolta sono proprio i muri delle nostre città, con i graffiti, i disegni, le sporcature, che ci svelano i disagi più nascosti e ci spiegano la realtà delle cose ed il significato più profondo dell’esistenza.

La figura di Don Chisciotte creato da Miguel de Cervantes è sopravvissuta ai secoli e il suo messaggio è ancora estremamente attuale: la sua irriducibilità, il suo battersi per la verità e per la soluzione dei problemi, malgrado tutto.
I nostri tempi sono un po’ poveri di figure simili, di persone che vogliono mostrare al mondo che ci si deve battere per un valore senza mai essere disposti a cedere. I nostri tempi sono pieni di eroi che vincono sempre, i nostri giovani sono abituati a pensare che l’ideale sia quello di chi cade sempre in piedi, di chi mente, ribaltando le proprie idee.
Don Chisciotte invece è l’eroe che cade, sempre, che ruzzola in continuazione, che si ribalta, ma che poi si rialza ogni volta. Per questo anche oggi Don Chisciotte ha un grande valore simbolico e allegorico, il segno che cadere non significa perdere, l’irriducibile vince anche quando è per terra.
Due pilastri culturali della nostra società, Cristo e Don Chisciotte, condividono questa estetica della vittoria nella sconfitta, ma purtroppo su di noi non fanno più presa.
Ci manca Don Chisciotte, tanto da auspicarne il ritorno… ci manca il suo progetto utopico. Perché se è vero che non si vive di sole utopie, è anche vero che non si vive neppure senza. Abbiamo bisogno di valori condivisi, di parole come comunità, condivisione, collegamento…
Il ritorno di Don Chisciotte, dimenticato nelle pieghe della nostra società, significa tornare a credere in valori comuni condivisi, non semplicemente contrattare un interesse privato e individuale. Significa portare al mondo valori alti da condividere per riformare una nuova comunità.
Questa è la battaglia, ancora attuale, dell’irriducibile Alonso Quijana, alias Don Chisciotte, alias ciascuno di noi.

Domenica 18 AGOSTO 2024:
a CAIRANO (AV)
Nella splendida cornice dell'arena
all'aperto dedicata a Franco Dragone


Le parole delle canzoni di Fabrizio De André continuano ad essere attuali per la carica di denuncia sociale e per il potere di far emergere verità scomode.
Parole che fanno conoscere le ragioni, le passioni, le contraddizioni sofferte ma vissute con estrema dignità dal popolo degli emarginati e dei perdenti, ognuno però rivalutato per l'unicità del proprio destino.
Parole che fanno emergere il lato umano della vicenda evangelica della vita di Gesù, un calarsi dalle altitudini della mistica rivelazione fin nei panni di personaggi che restano creature di carne e di sangue.
Ad introdurre le vicende raccontate è una narrazione affidata a brani di poeti contemporanei che sottolineano le parole del cantautore, appicicando l'attenzione dello spettatore/ascoltatore sulle parole più che sulla musica.
Musica che insieme all'azione scenica degli attori ha tuttavia la funzione di dare forza e significato alla vicenda umana ed evangelica, attraverso le suggestioni che derivano dalle canzoni di De André proposte nella interpretazione di altri artisti.
Un progetto di drammaturgia in musica e poesia - appunto - che cerca di superare i confini tra proposta musicale e poetica e di unire etica ed estetica in un'unica forma di espressione.