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Le parole delle canzoni di Fabrizio De André continuano ad essere attuali per la carica di denuncia sociale e per il potere di far emergere verità scomode.

Parole che fanno conoscere le ragioni, le passioni, le contraddizioni sofferte ma vissute con estrema dignità dal popolo degli emarginati e dei perdenti, ognuno però rivalutato per l'unicità del proprio destino.

Parole che fanno emergere il lato umano della vicenda evangelica della vita di Gesù, un calarsi dalle altitudini della mistica rivelazione fin nei panni di personaggi che restano creature di carne e di sangue.

Ad introdurre le vicende raccontate è una narrazione affidata a brani di poeti contemporanei che sottolineano le parole del cantautore, appicicando l'attenzione dello spettatore/ascoltatore sulle parole più che sulla musica.

Musica che insieme all'azione scenica degli attori ha tuttavia la funzione di dare forza e significato alla vicenda umana ed evangelica, attraverso le suggestioni che derivano dalle canzoni di De André proposte nella interpretazione di altri artisti.

Un progetto di drammaturgia in musica e poesia - appunto - che cerca di superare i confini tra proposta musicale e poetica e di unire etica ed estetica in un'unica forma di espressione.